domenica 21 giugno 2009

Fiori bianchi per Aisha

Voglio raccontarvi una storia...

"Aisha Ibrahim Duhulow era nata e cresciuta in un campo profughi. Pare che fosse malata di epilessia, e che il padre la avesse lasciata partire sola verso Mogadiscio, dove viveva la nonna, nella speranza che lì potesse essere meglio curata.

Durante il cammino la tredicenne era stata aggredita e violentata da tre uomini.
Aveva reagito all'orribile trauma sporgendo denuncia contro gli aggressori nella città portuale di Kisimayo, ma gente appartenente ai clan più potenti, cui probabilmente appartenevano gli stupratori, l'aveva convinta con ogni lusinga a ritirare la denuncia. "El Pais" narra che le avevano promesso danaro e gioielli, e che la piccola, nel desiderio di riuscire a trovare i mezzi per raggiungere la nonna, si era lasciata persuadere a firmare la ritrattazione. Poco sapeva, la povera ragazzina, che questo equivaleva a confessare che i rapporti sessuali subiti erano allora sua responsabilità, visto che aveva negato di essere stata stuprata. Ed è scattata allora la sua implacabile condanna a morte per "adulterio".
Pare che durante la detenzione, non so quanto breve, che ne è seguita, Aisha fosse così disperata da dare segni di squilibrio mentale.
Le è stato concesso di telefonare al padre per annunciargli che sarebbe stata lapidata il giorno dopo, e al genitore sconvolto che le chiedeva spiegazioni ha risposto "Non posso continuare a parlare. C'è un uomo accanto a me che me lo vieta".

Il giorno dopo, una folla si è riunita nello stadio di Kisimayo. Secondo una testimonianza anonima c'era un gran fermento, tutti volevano assistere all'esecuzione.
Le telecamere erano state proibite, ma c'erano dei giornalisti.
Un mucchio di pietre è stato scaricato da un camion. Non abbastanza grandi da ucciderla ai primi colpi, come voleva la legge.
E' stata scavata una fossa nel terreno.
Poi è stata portata su un furgone la ragazza, con il capo coperto da un velo verde e una maschera nera. Uno sceicco ha annunciato "questa nostra sorella ha ammesso la sua colpa ed ha chiesto lei stessa di essere punita". La ragazzina li contraddiceva, urlava, si dibatteva, supplicava di non ammazzarla. Ma le hanno legato le mani ed i piedi, e l'hanno infilata nel buco fino al collo, poi hanno riempito la fossa.
E cinquanta boia maschi torreggiando intorno a lei le hanno martellato con le pietre il piccolo capo che emergeva a stento dal suolo, mentre lei urlava.
Quando sembrava morta l'hanno disseppellita. Ma poi, resisi conto che era ancora viva, l'hanno interrata di nuovo ed hanno ripreso a lapidarla. La scena si è ripetuta due volte.
Finalmente è morta. "purtroppo questa non è una semplice favola..è una storia vera: é la realtà!è triste che la vita di questa ragazza sia stata troncata, e in un modo così brutale. Possibile non abbia smosso le coscienze di nessuno? possibile che la notizia non si sia diffusa? Possibile che i genitori abbiano dovuto assistere alla morte della loro figlia? possibile che non ci sia stato nessuno tra quella grande folla ad impedire l'avvenimento? Possibile?


2 commenti:

Edoardo ha detto...

Terribile, davvero terribile sentire storie del genere. A volte mi chiedo davvero come diamine sia possibile che nel 2009 avvengano ancora... Ingiustizie su ingiustizie. E stavolta a discapito di una ragazza di soli 13 anni, senza colpa alcuna!
Non riesco a capacitarmene, davvero... Non può una vita andarsene così, non può...

Grazie Paolo di averla postata: forse qualcuno aprirà gli occhi...

Lady Pauline ha detto...

sono senza parole..alla stupidità della gente non c'è mai fine...